la sua allegria rimarrà aldilà delle tristezze

15 maggio 1992 Carlo Alberto aveva poco più di 16 anni
si esibì in una spassosissima imitazione di Carlo Verdone

ecco un video inedito che la mamma ci ha permesso di pubblicare

Sono passati tanti anni dal 1997, ma sembra ieri!

Ecco, nel dire: “sembra ieri!”, usiamo un’esclamazione molto comune, una parola che compare spesso sulle labbra di chi guarda le fotografie ingiallite di un tempo più o meno recente oppure ricorda qualcuno che non c’è più. Il tempo e il destino sono crudeli. Ci portano via le persone lasciandoci unicamente i ricordi.

“Sembra ieri!” è un’espressione che offusca una distrazione, che nasconde un disorientamento temporale, ma anche un rammarico emotivo, un rimpianto per un tempo passato che ha trainato con sé, nella sua incertezza, persone e situazioni.

“Sembra ieri!” condensa con chiarezza, il senso di queste righe dedicate ad un ragazzo straordinario, dalla lucida onestà intellettuale che abbiamo il dovere di non dimenticare: “Carlo Alberto Furini”.

 

Non è mai facile ricordare una persona scomparsa senza cadere nella retorica e nello scontato. Ci sono però casi dove è possibile accettare di farlo; poco importa l’idea che altri possono farsi di te, quello che conta è ciò che si sente.

Questo, sono convinto, è uno di quei casi.

La notizia della sua repentina morte, nonostante fosse prevista, colpì ed appesantì il cuore di tutti. Nessuno voleva credere a quanto era accaduto. Al di là della sua giovane età, sembrava irrazionale che fossimo privati della presenza di una persona, di un educatore, così caro ed amato che, con pazienza, tenacia, mitezza, garbo e rispetto sapeva, in modo attento, coinvolgere e incoraggiare tutti: ragazzi, giovani, educatori e sacerdoti.

Un vero dono per la nostra comunità.

Il cuore e il cervello di tutti sembrava non volesse accettare la drammaticità dell’evento; morire a poco più di vent’anni è triste e riempie di dolore.

Una giovane vita spezzata è sempre fonte di grande sofferenza. Carlo Alberto è stato un giovane di grande sensibilità, che sognava non solo con la fantasia ma anche attraverso una ricerca spirituale. Si era inserito nell’oratorio e nella parrocchia con rispetto e al contempo riuscì a far crescere il gruppo de “La Panchina” nell'unità e nell’umiltà insegnando a tanti giovani che non è possibile continuare a camminare nella fede indossando ancora le scarpe della Prima Comunione.

E’ necessario maturare per diventare compiutamente ciò che tutti siamo chiamati a diventare per dare un senso vero e completo alla nostra vita.

Ricordare ora qualche tappa del suo breve cammino, di quella giovinezza spezzata, della sua allegria che rimarrà aldilà delle tristezze, spero ci possa aver aiutato a riportare alla memoria le tante grazie che il Signore ha compiuto attraverso di lui. Il ricordo di Carlo Alberto è cosi forte che continua a camminare con noi. Il tempo passa ma non cancella.